Riflessioni sul 2016 e sul periodo che stiamo vivendo

l’informazione:      Vogliamo riportare una “notizia” che è stata veicolata dai media, anche se, per chi sta vivendo, soprattutto nel nostro Paese, l’incertezza del futuro, il precariato, la mancanza di lavoro, la fatica del vivere quotidiano, e spesso un impoverimento reale, soprattutto nell’avvicendamento con le nuove generazioni, capiamo che possa difficilmente essere compresa come una “buona notizia”.   A noi sembra che vada tutto peggio anche se i numeri su scala mondiale ci dicono il contrario.  Perchè?  Se infatti dicessimo che «il mondo sta meglio rispetto a vent’anni fa», solo una minoranza crederebbe davvero a questa affermazione.  Eppure sembra che le cose stiano proprio così.   E’ quanto afferma la Banca Mondiale. Se riuscissimo a ragionare su scala mondiale (cosa molto difficile, perché siamo abituati a vedere soprattutto quello che ci circonda) potremmo capirlo e farcene forse una ragione.  D’altra parte il mondo si è allargato. La globalizzazione ha anche avuto l’effetto positivo di togliere dalla fame milioni di persone, ampliando il numero dei commensali alla tavola del benessere e quindi obbligandoci a far posto ad altri. Forse per noi italiani, che da poco avevamo potuto sederci a questa tavola, è ancora più faticoso.  Forse è poi molto difficile far nostre le statistiche (tipo quella della media di un pollo a testa dove c’è chi ne ha due e chi nessuno).

dove:        dai media e dalla stampa    download

 

notizia del:   gennaio 2017

 

segnalata da:   Stefano e Gianni

commento:  i numeri su scala mondiale dicono che il mondo sta complessivamente meglio rispetto a vent’anni fa. Nel 1970 il 60% delle persone viveva sotto la soglia di povertà, nel 2015 il dato è sceso al 9,6%. In numeri assoluti siamo passati da 2,2 miliardi a 700 milioni. Altri trend positivi sono quelli sulla salute. L’aspettativa di vita nel 1950 era di 48 anni, mentre oggi è di oltre 71; nel 1960 ogni mille bambini nati, 181 morivano prima dei cinque anni, nel 2015 siamo intorno a 45. Anche per la scolarizzazione si è registrato un miglioramento: 65 anni fa gli analfabeti erano il 64%, oggi non superano il 15%. Di dati simili se ne possono citare molti.  Nonostante questo, la percezione (sbagliata) che si ha dell’epoca che stiamo vivendo è quella di un periodo di declino. Si spiegano così fenomeni come la Brexit o l’elezione di Trump: in entrambi i casi le persone hanno mostrato un disagio e una forte richiesta di cambiamento. Ma allora perché, anche se il mondo va meglio, ci sembra che vada peggio?   Riportiamo il parere di un editorialista di “wired” (il cui articolo integrale è linkato).  Le spiegazioni sono due.  Una è nella natura dei cambiamenti. Quelli positivi sono caratterizzati da trend lenti e costanti, non correlati a fatti eclatanti (attentati terroristici, tsunami e così via). Difficilmente quindi trovano spazio nella discussione pubblica, sia essa sui giornali, sui social media, in famiglia o al bar tra amici. La seconda spiegazione è di Martin Seligman, professore di Psicologia all’università della Pennsylvania. Seligman mette in relazione la fiducia nel presente e nel futuro con il controllo. In altre parole, è probabile che si sia positivi sulla nostra vita (non ci ammaleremo di cancro anche se fumiamo, non moriremo in auto anche superando i limiti di velocità) ma meno sul destino della società, perché fuori dal nostro controllo individuale. E i tempi che stiamo vivendo non sono certo controllabili. Le forti spinte che arrivano dall’innovazione (robotica, intelligenza artificiale, genetica, medicina, energie pulite, stampa 3D) stanno cambiando i paradigmi della nostra società che – anche se in condizioni migliori rispetto a qualche decennio fa – ci sembra fuori controllo e dunque in declino. Ma sembra non sia così.  Noi pensiamo sia soprattutto quanto abbiamo scritto sopra dando l’informazione: per noi in Italia, questa crisi ,che non finisce mai ,è particolarmente dura e probabilmente chi ha pagato di più sono i ceti medio bassi e i giovani.  Tuttavia possiamo forse davvero pensare, se ci consideriamo uomini del Mondo, che complessivamente questo Mondo sta lentamente riducendo le più drammatiche disparità.

approfondimento:   vedi  vedi l’articolo di  la-repubblica  del 4/10/2016

link a:  http://www.wired.it/attualita/tech/2016/12/17/mondo-migliore-editoriale-wired-dicembre/

e inoltre, una serie di buone notizie per avere qualche speranza positiva :  http://www.wired.it/topic/good-news/

la sintesi elettronica dell’articolo di repubblica:  http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2016/10/04/banca-mondiale-a-sorpresa-la-globalizzazione-disuguaglianze36.html

2 pensieri riguardo “Riflessioni sul 2016 e sul periodo che stiamo vivendo”

  1. Quasi apposta per smentirci, giunge giusto oggi il rapporto Oxfam di cui potete leggere la sintesi su qesto sito: https://www.oxfamitalia.org/la-grande-disuguaglianza/ o i commenti su qualunque organo di stampa nazionale; il contenuto del rapporto fornisce un quadro molto più desolante di quello ottimisticamente riportato dalla Banca Mondiale e giustifica ampiamente il senso di frustazione che la più parte di noi avverte di fronte all’iniquità dell’attuale sistema di distribuzione della ricchezza nel mondo. E’ un’altra faccia di una medaglia che occorre saper leggere ed interpretare in tutte le sue dimensioni….anche se non sempre è una buona notizia…

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  2. Trovo interessante ed utile confrontare e integrare le informazione della Banca Mondiale con l’articolo di Emanuele Ranci Ortigosa pubblicato su La Voce: http://www.lavoce.info/archives/44725/se-a-crescere-e-solo-la-disuguaglianza/

    Continua a crescere da oltre 30 anni la disuguaglianza tra ricchi e poveri nei paesi industrializzati. Per l’Ocse non è solo questione di come la si divide ma anche di quanto grande diventa la torta. La mancanza di equità crea tensioni sociali, riduce le risorse delle famiglie a basso reddito e sfavorisce l’accumulazione di capitale umano.

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