Profuma d’Italia il cioccolato solidale della Costa d’Avorio

Dove: Grand Bassam (Costa d’Avorio)  chocolat-grand-bassam

settembre 2018

Segnalata da: Alberto

Fonte: esperienza diretta

 

La notizia: A Grand Bassam, la più importante città costiera della Costa d’Avorio, è stato aperto il primo atelier di formazione e di produzione di cioccolato in purezza, realizzato con cacao fornito da piccoli produttori selezionati che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori e dei bambini. Il laboratorio, chiamato “Choco +” forma ed inserisce al lavoro giovani usciti da gruppi sociali disagiati, mentre i suoi proventi sostengono le attività sociali della Comunità Abele (ONG d’aiuto alla giovinezza). Il progetto è sostenuto da volontari italiani che fanno capo al gruppo Abele e dalla Confederazione italiana Agricoltori (CIA).

costa-avorio_0192-FILEminimizerCommento: La Costa d’Avorio è il maggior produttore mondiale di cacao. Tuttavia questo primato non beneficia la popolazione locale come sarebbe logico immaginare. Infatti la quasi totalità della produzione viene venduta tal quale alle grandi multinazionali occidentali, che si accaparrano il cacao grezzo a prezzi sempre più bassi, anche a causa di un’ampia quota di produzione illegale, che determina un ingiustificato aumento dell’offerta ed un progressivo aumento della deforestazione, per non parlare dello sfruttamento abituale dei bambini per i lavori nelle piantagioni. E’ una situazione comune in tutto il continente africano: le straordinarie risorse agricole come quelle minerarie, che farebbero dell’Africa uno dei luoghi più ricchi del pianeta, vengono svendute come materie prime all’industria occidentale ed asiatica, che beneficia di tutto il valore aggiunto derivante dalla trasformazione e dalla lavorazione di questi prodotti, garantendosi anche prezzi contenuti a vantaggio dei consumatori dei Paesi sviluppati. Come viene bene spiegato nel servizio di raiawadunia (https://raiawadunia.com/le-vere-cause-dellimmigrazione-africana-il-cacao-della-costa-davorio/), questo sfruttamento sistematico è alla base delle cause di impoverimento della popolazione africana ed è all’origine del fenomeno migratorio che sposta milioni di giovani dalle loro terre in cerca di un futuro migliore che li porta, quando sono fortunati, alle soglie del nostro continente. Ovviamente un ribaltamento totale e subitaneo della situazione non è immaginabile, ma è indubbio che per arginare il fenomeno migratorio occorre agire sui meccanismi che sono alla base di tali disparità e favorire un riequilibrio tra le economie, superando le logiche predatorie che storicamente caratterizzano i rapporti tra l’Africa e i Paesi sviluppati. L’esempio che abbiamo voluto portare all’attenzione dei nostri lettori riguarda certamente una minuscola realtà, ma è rappresentativo di come sia possibile avviare un processo di emancipazione, anche se su piccola scala, che consente alla gente africana di gestire interamente la filiera di produzione, introducendo criteri di qualità ambientale, di equità sociale, di naturalità dei prodotti. Dalla lettura degli approfondimenti di seguito elencati è possibile trarre numerose informazioni sull’ampiezza del parternariato internazionale, tra cui spiccano il Gruppo Abele di don Ciotti, la Confederazione Italiana Agricoltori e la Tavola Valdese italiana (ma ci sono anche i produttori del cioccolato di Modica che hanno contribuito alla formazione dei giovani artigiani ivoriani e aziende italiane che hanno fornito i macchinari a condizioni agevolate), che hanno consentito la realizzazione del progetto. Tra tutti i volonterosi che hanno contribuito vanno citati i nomi di Andrea Mecozzi di Chocofair, che sviluppa progetti di filiera in Togo e Costa d’Avorio che promuovono i valori di equità e solidarietà nella relativa gestione, e quello di Pierantonio Zambrotto, il volontario italiano che dirige il laboratorio di Grand Bassan nell’ambito della Comunità Abele,che gestisce numerosi progetti di formazione in campo agricolo. Fortunatamente l’esempio raccontato non è l’unica realtà imprenditoriale ivoriana che si sta ingegnando per valorizzare in loco il proprio prodotto principale: altri laboratori artigianali stanno nascendo nella capitale Abidjan, come ci raccontano i redattori della rivista Africa.

 

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Approfodimenti:

Link:

 

http://www.ases-ong.org/trasformare-cacao-produrre-diritti-rapporto-intermedio-sul-progetto-chocoabel-per-la-creazione-del-primo-laboratorio-equo-solidale-per-la-produzione-di-cioccolato-in-costa-davorio/

https://raiawadunia.com/

http://www.chocofair.org/

http://www.chocofair.org/portfolio-items/chocoplus/

https://aip.ci/cote-divoire-les-premiers-chocolats-produits-a-grand-bassam-sur-le-marche/

https://www.gruppoabele.org/cosa-facciamo/cooperazione-internazionale/costa-davorio/

https://www.africarivista.it/costa-davorio-gli-artigiani-del-cioccolato/130057/

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